Luciano Spalletti sta finendo di raccontare quello che secondo lui è successo in campo, della clamorosa, eccessiva differenza fra una Roma e l’altra, dal 3-0 per i giallorossi al 4-3 per i nerazzurri. Una follia, una stupenda follia per chi non è romanista. Gli chiedono quanto abbia inciso l’aspetto mentale in questa rimonta incassata e Spalletti va giù duro: «Conta il fattore psicologico, eccome se conta. Siamo caduti in vecchi errori, come quello di Chivu che batte le mani all’arbitro. Ne abbiamo parlato millecinquecento volte e non so più quello che devo dire. Certo, la reazione ci può stare perchè il fallo non c’era
(Chivu su Ibrahimovic, non l’ha toccato, Cassani ha fischiato e Figo segnato il gol del 4-3, ndr). Però può accadere che l’arbitro dia una punizione che non c’è e per quella punizione
(il rumeno ha applaudito l’arbitrop nell’azione successiva, ndr) Chivu ha avuto una reazione scomposta. Bisogna migliorare. Perchè se restiamo in undici abbiamo comunque una possibilità. Anche noi abbiamo buttato due palloni in avanti, dritti per dritti, può succedere ancora qualcosa. Non bisogna dare dei vantaggi come invece ha fatto lui. E soprattutto, quello che proprio non va bene, è che non si può mettere i compagni nella condizione di fare brutte figure. C’è già successo troppe volte e non mi va bene».
La sfuriata chiude una lunga spiegazione su quanto accaduto a San Siro, sulla doppia Roma: « Finchè la partita è stata giocata sul piano tattico e tecnico noi siamo andati bene. Ma appena la gara ha preso una piega fisica, l’Inter ha dimostrato che è più forte, mentre nella nostra squadra sono riemerse certe vecchie caratteristiche: appena vinciamo, ci ammorbidiamo. Meritavamo di più, questo è sicuro, ma sul piano fisico l’Inter ha una grande forza. Rispetto a loro, sotto questo profilo, ci manca qualcosa. Quando buttano la palla là, anche da centrocampo, può succedere di tutto se arrivano giocatori dal peso di Vieira, Adriano, eccetera. Noi invece dobbiamo dare sempre una logica al nostro gioco per arrivare al gol».
E’ stato il primo confronto fra le due candidate allo scudetto:
«C’è differenza fra noi e loro. Voi (rivolto ai giornalisti, ndr) dite di no, io dico di sì. Comunque, lotteremo con l’Inter per lo scudetto, per la Champions League e per la Coppa Italia, c’è qualcos’altro?». Ci sarebbe stata la Supercoppa, ma è andata. «Già, questa è andata» . La differenza sta nella mancanza di attaccanti? «Se, dopo aver segnato tre gol a San Siro, diciamo che alla Roma mancano gli attaccanti rischiamo di essere rinchiusi. No. Noi dobbiamo essere più tignosi, nell’uno contro uno dobbiamo metterci più cattiveria, non sappiamo direzionare il gioco sporco». Dice proprio così, direzionare il gioco sporco. Che vuol dire? « Vuol dire che l’Inter nella gestione delle palle sporche è insuperabile. Comunque là davanti qualcosa di più dobbiamo fare, ma Totti è rientrato da poco e Mido lo stesso. La fisicità non gli manca, Mido deve capire la squadra, ma è arrivato in ritardo ed è entrato quando la partita era messa male, la squadra non l’ha aiutato granchè».
Una novità è stato l’avanzamento di Aquilani. «Sarà così in questa stagione, dopo l’arrivo di Pizarro. Giochiamo con un centrocampista basso e questo ruolo De Rossi l’ha interpretato molto bene». Sarà il ruolo di Pizarro e De Rossi avrà il ruolo di Aquilani, a meno che Aquilani non sia quello di San Siro. Allora sarà dura portargli via il posto.
da: "Il Corriere dello sport"