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Il Capitano lascia la nazionale!
Il possibile annuncio del giorno: Totti e la Nazionale, una storia finita?
“Finita è una parola brutta da dire, però purtroppo sì. Ho preso questa decisione di concludere il capitolo Nazionale per vari problemi fisici e non tecnici. E’ un pensiero che ho valutato dopo il Mondiale per un anno intero. E ho deciso di smettere per non creare nessun problema al gruppo e allo staff tecnico. Perciò ho preso questa decisione, mi dispiace moltissimo, però era la cosa più importante per me stesso, perché la salute era ed è la cosa più bella e più importante per me”.
Ha influito solo il problema fisico o ci sono anche altri fattori?
“I problemi che hanno detto fino ad oggi non sono mai stati veri, cioè che io non andavo più in Nazionale perché non c’era Vito Scala (il suo preparatore atletico personale, ndr) con me, perché non è assolutamente vero. Anzi, Vito Scala faceva parte della Nazionale anche quando non c'ero io. I problemi principali sono quelli, i problemi fisici. Ho constatato che un tot di partite l’anno non riesco a farle. Che sia un problema alla caviglia, un problema alla schiena o un problema al ginocchio, a qualcosa devo rinunciare, e purtroppo devo rinunciare alla Nazionale. Anche perché la Roma ha la priorità, è una squadra di club. Non posso non giocare nella Roma e giocare nella Nazionale”.
Che Roma ti aspetti per la prossima stagione?
“Spero in una stagione bella, impegnativa fino in fondo. Centrare obiettivi importanti, come abbiamo cercato di ottenere lo scorso anno. Di alzare qualche trofei, perché è sempre bello alzare dei trofei. E poi, con gli acquisti che ha fatto la società, possiamo creare problemi a parecchie squadre. Però, credo che non sia finita qua. Aspetto quello che ha detto la società, che ci potrebbero essere altri colpi. Ma già così il gruppo è competitivo”.
Le parole di Cannavaro: ci sei rimasto male?
“Io ho un altro pensiero, rispetto a quello di Cannavaro. Io alzo il telefono e chiamo direttamente la persona che è chiamata in causa. Non vado tramite giornali a parlare. Se ho un problema chiamo lui e lo dico direttamente a lui. Forse abbiamo due modi di pensare differenti”.
Un quotirdiano ha titolato: ‘Addio azzurro crudele’. Ti senti in questo titolo?
“Io sono giallorosso. Non ho letto il titolo e non lo sento mio. Il bilancio parla chiaro. Totti in Nazionale: un Mondiale vinto, un secondo posto all'Europeo ed un campionato Under 21. Può bastare, penso. Comunque, nessuno mi ha trattato male, anzi. Tutti questi anni sono stato sempre benissimo e mi sono sempre sentito come se fossi a casa mia. Ho incontrato gente fantastica, sono riuscito a instaurare rapporti fuori dal campo con alcuni giocatori. Questo per me è importante. Purtroppo ho dovuto prendere questa decisione, che fa male più a me che ad altre persone, sinceramente”.
Annunciano il loro addio alla Nazionale i vari Beckam e Zidane e non ci sono polemiche. Perché quando lo fai tu, invece, si scatena un polverone?
"Perché Totti è romano. E' questo il problema principale. Se fossi un giocatore del nord non avrebbero scritto tutte queste cose contro di me. Anche perché quando hanno smesso giocatori importanti come Maldini e Baggio, non ho visto un anno di critiche continue. Chi mi ha criticato è stato il primo a dire che io non sono stato un giocatore decisivo e mai lo sarò. E' inutile parlare male di un giocatore che non vogliono. E' controcorrente, è un controsenso".
Tra i nuovi arrivi nella Roma, ce n'è uno che ti ha impressionato di più?
"Ancora è presto per dare giudizi. Sono tutti giocatori importanti che possono fare la differenza, perché l'hanno fatta nelle squadre dove hanno giocato. Sono contento di quello che ha fatto la società: acquisti mirati, acquisti importanti".
Se ci fosse stato Lippi, oggi Francesco Totti sarebbe stato ancora un giocatore della Nazionale?
"Sinceramente non lo so. Ho sentito parecchie volte Donadoni. Leggevo che non avevo nessun rapporto telefonico, invece l'ho sentito 3-4 volte nel periodo autunnale. Con lui c'è stato sempre un rapporto di stima e soprattutto di rispetto. E' normale che con Lippi avevo instaurato un altro tipo di rapporto perché quando mi feci male il 19 Febbraio contro l'Empoli, lui il giorno dopo venne a Villa Stuart e mi disse: 'Devi recuperare perché ti voglio ai Mondiali e voglio farti giocare'. Da lì ho capito che persona avevo di fronte e ho fatto di tutto per recuperare ed essere tra i 23. Quando hai la fiducia di un allenatore così, anche mentalmente riesci a dare sempre il massimo".
Platini ha dichiarato che la Federazione doveva comunque convocarti per le partite dell'Italia e in caso di una tua assenza ci sarebbe stata una multa. Hai mai avuto sentore che sarebbe stata presa una decisione del genere?
"Quando ha smesso Zidane lui che ha fatto? Ha fatto qualcosa? Non so se è un paragone che va bene, ma anche lui voleva smettere. Anche lui aveva datgo l'addio alla nazionale. Non mi sembra che Platini abbia detto le stesse cose che ha detto contro di me. E' stato zitto".
Il tuo rapporto con Cristian Chivu, è cambiato dopo tutto quello che è successo?
"Con Cristian ho due tipi di rapporti, uno calcistico e uno fuori dal campo, umano. Rispetto la sua decisione, e' una scelta che deve prendere lui, io posso cdargli un consiglio, ma l'ultima parola spetta a lui. Lo conosco bene e posso dire che una persona straordinaria, è un ragazzo molto buono, generoso, quello che vuol fare lui è legge. L'ultima parola, ripeto, spetta a lui".
Con Chivu è una Roma da scudetto?
"Sì, potrebbe esserlo. E' una Roma molto forte".
Cambia con Chivu e senza Chivu?
"Se dovesse andare via sarebbe una grave perdita, perché giocatori così è difficile trovarli, anche se non voglio sottovalutare le qualità di Mexes, Juan e Ferrari. E' un giocatore che farebbe molto bene a questa squadra".
Escluso Gigi Riva, ti sei sentito poco desiderato o poco coccolato dalla Federazione?
"Con Riva ho un rapporto particolare, mi ci sento spesso. Lui è stato l'unico, nel momento più difficile a metterci sempre la faccia, non solo con me ma con tutto il gruppo dell'Italia. Anche perché essendo un ex giocatore, conosce quali sono le esigenze dei calciatori in quei momenti".
Anche Donadoni è un giocatore...
"Donadoni lo conosco poco. Anche perché ci sono stato al massimo tre giorni insieme. Non posso giudicare com'è come persona, anche se ho un rapporto buono anche con lui, seppur solo telefonico purtroppo".
Ad un tifoso della Roma che sta pensando se fare o meno l'abbonamento cosa ti senti di dirgli?
"Dico che il tifoso della Roma deve fare l'abbonamento sempre e comunque. Anche perché giocare davanti a tanta gente per noi è uno stimolo in più e poi vedere l'Olimpico tutto colorato di giallorosso è davvero bello".
Hai parlato dun altro colpo di mercato della Roma. In che posizione del campo, secondo te, si dovrebbe intervenire?
"E' difficile rispondere a questa domanda, anche perché questo è un quesito da fare al mister. L'importante che sia un giocatore di quantità e di qualità".
In che ruolo?
"Non è facile individuarlo. Voi lo sapete?"
Tu sei il capitano...
"Appunto..."
Un centravanti?
"Così siamo in tre e faremo più gol..."
E tu torneresti a fare la seconda punta...
"No, no... Basta seconda punta. Se c'è qualche problema volentieri. Mettermi a disposizione della squadra sì. Però ormai mi piace questo ruolo, mi sto invecchiando..., quindi va bene così. Almeno non corro troppo..."
Con chi hai parlato della Nazionale?
"Ho parlato con Gigi Riva, a Forte Village. Poi con il presidente Abete e tre giorni fa con mister Donadoni".
Ti senti sollevato ora che questa storia non è più poco chiara?
"Io spero che si possa mettere un punto su questa storia. Perché ne parlavano anche quando non c'entrava niente. Ero un capro espiatorio in tutto e per tutto".
La romanità, il fatto di essere romano: tu senti tanto questa cosa
"Ci sono poche parole. Sono fiero di essere romano, quella è una cosa mia principale. Mi dispiace perché l'Italia è formata da tantissime città, Roma, Napoli, Milano, Torino, e dovrebbero essere tutti trattati allo stesso modo. Purtroppo non c'è mai stato questo trattamento, e mai ci sarà. INfatti mi dispiacerà per De Rossi, perché ora vado via io e si attaccheranno a lui. Più in là ad Aquilani. Ormai è così, il romano è etichettato in questo modo e sarà sempre così".
E' una cosa che riguarda solo il mondo del calcio o anche la società in cui viviamo?
"Dei Magnaccioni? (scherzando, ndr). Io spero di no, spero che le cose possano cambiare".
Quand'è che hai deciso di lasciare la Nazionale?
"Ho deciso un mese, un mese e mezzo fa. E' stata una decisione difficile. E poi la cosa principale era mia moglie che mi voleva far smettere. Non voleva. E' stata una decisione difficile da prendere, però alla fine è stata una cosa mia personale e ho voluto fare questa scelta. Ilary mi aveva scritto un sms molto carino, che mi ha colpito".
Quindi non è vero che volevi lasciare la Nazionale subito dopo il Mondiale?
"Lo dicessero a viso aperto chi gliel'ha detto. Io non gliel'ho detto, quindi non so come le abbiano potute dire".
La telefonata con Donadoni: ha cercato di farti tornare sui tuoi passi?
"No. Perché ho spiegato qual'era il problema principale e lui lo ha accettato, anche se con dispiacere".
La partita più bella con la Nazionale?
"Berlino. Quella è la partita più bella. Indimenticabile".
Se Donadoni fosse stato presente personalmente, pensi che avresti cambiato idea?
"No, perché io mi ero preso un anno di pausa per riflettere se tornare in meno in Nazionale. Perciò non cambia se lui fosse venuto qui a Trigoria, che poi è venuto una volta e abbiamo parlato. Non cambiava niente".
In quest'anno cosa avrebbe potuto farti cambiare idea?
"Ho constatato che 50-60 partite sono difficili da giocare. Anche perché, per chi non lo sa, io mi allenavo dal venerdì alla domenica, perché dal lunedì al venerdì stavo sul lettino a fare delle trazioni. Perciò non è facile non allenarti e giocare sempre".
E' un no definitivo alla Nazionale, o ci potrebbe essere un ritorno per una gara importante, come per Zidane?
"Non lo so. In questo momento no. Non voglio fare come Zidane, come nessuno. Ho preso questa decisione. Poi se un giorno 'me parte la brocca', vorrò tornare in Nazionale, se mi accettano bene, sennò no. Ma non è questa la decisione che ho preso".
Su Chivu: secondo te è possibile che resti alla Roma?
"Spero. Lo spero per il gruppo, come amico. Però è una decisione che deve prendere lui. Spero che ci ripensi".
Il fatto di essere al centro dell'attenzione per quanto riguarda la Nazionale, può derivare dal fatto che non eri in squadra, pur essendo il più grande calciatore italiano?
"A me sembra che anche quando stavo in Nazionale mi hanno criticato. Ed ero ugualmente Totti. O no? Soprattutto al Mondiale, dicevano che stavo con la sedia a rotelle, che ero zoppo, che non potevo far parte del gruppo. Non è solo il Mondiale, è quasi dall'inizio. Per quello dico che tutto è dovuto al fatto che sono romano, sennò è inspiegabile come cosa. Cioè, un giocatore che ci mette due mesi e mezzo dopo un infortunio così importante, che potevo anche smettere, e che si mette a disposizione della squadra e ancora dicono che non sono attaccato alla maglia azzurra? O sono matto io o sono ubriachi loro. Non è un comportamento normale, penso. Sbaglio?".
Può dipendere dal fatto che sei così forte...
"(Totti interrompe il giornalista, ndr) Mica per tutti...".
Non è vero
"Non ci credi? Allora ti porto tutti i giornali, tutto scritto e documentato. Non me le invento mica queste cose".
da:"Romanews.eu"


Le prima parole giallorosse di Ludovic Giuly, neo acquisto giallorosso, a Roma Channel. Il fantasista francese si dichiara entusiasta della nuova destinazione: "Sono contento di essere qui, sono arrivato oggi in questa grande società. Spero di dimostrare il mio valore. Voglio vincere tutto"